
Finalmente sono riuscito a vedere l’ultimo film di James Cameron, regista che ci ha regalato pellicole come Terminator 1 e 2, Aliens, The abyss e Titanic, regista che è entrato nella storia per aver fatto il più grande incasso di tutti i tempi con Titanic ($1,842,879,955) e che in questi giorni ha battuto se stesso visto che Avatar ha incassato $ 1,858,562,198… il sorpasso è stato compiuto.
Dico subito che Avatar è cinema allo stato puro, rappresenta tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un film di questo tipo, con i suoi pregi e i suoi, per fortuna, piccoli difetti.
TRAMA:
Dopo la morte del fratello, Jake Sully, un marine paraplegico, viene inviato sul pianeta Pandora per partecipare ad un avanzato programma d’interazione con i nativi che si basa sulla creazione in laboratorio di Avatar, copie perfette dei locali Na’Vi. Il compito degli Avatar è di entrare in contatto con i Na’Vi, guadagnarne l’amicizia e fare in modo che trasferiscano il proprio accampamento in un luogo non interessato dalle ricerche minerarie terrestri, prima che la parola passi alle armi dei veri marine. (fonte filmedvd.it)
Un film emozionante, spettacolare, coinvolgente, adrenalinico e drammatico, Avatar è un mix perfetto tra una storia semplice ma mai banale e una messa in scena maestosa e spettacolare. Cameron riprende gli elementi base che aveva usato in Titanic e che ne decretarono il successo, una storia d’amore appassionante e convolgente e un evento esterno ricco di drammaticità e pathos, e li eleva alla massima potenza anche grazie ad un racconto che non si basa più su un fatto reale, l’affondamento del transatlantico Titanic, ma su un evento inventato e fantascentifico che ha l’unico limite dettato dalla fantasia del suo creatore.
Cameron però non spinge l’acceleratore sul pedale della fantasia per creare mondi sfavillanti, citta futuristiche o astronavi ipertecnologiche ma resta ancorato ad un concetto di mondo alternativo “primitivo”, almeno in apparenza. Vegetazione rigogliosa e incontaminata, creature “preistoriche” pericolose e indigeni selvaggi. E sono proprio i nativi di questo mondo, i Na’Vi, e il loro modo di connettersi alla natura che dà ad Avatar una forte componente ecologista. Il forte legame che intercorre tra tutti gli elementi di Pandora e il rispetto che i Na’Vi hanno per l’ambiente, dà alla spettatore parecchi spunti per riflettere sulle condizioni del nostro pianeta sempre più devastato dalle cattive “abitudini” dell’uomo.
Cameron non si limita alla metafora ecologista e grazie all’idea di usare l’avatar per entrare nel mondo dei Na’vi, il regista denuncia gli avvenimenti storici che hanno visto gli americani protagonisti di guerre impari, dove i selvaggi nativi del “nuovo mondo”, sono stati uccisi e cacciati dalle loro terre. Ci sono riferimenti a pellicole come Balla coi lupi e Pocahontas, c’è l’antieroe che scopre un mondo diverso dal suo e se ne innamora pian piano, cambiando così il suo pensiero e le motivazioni iniziali, ma dietro questa facciata lineare che non presenta grosse sorprese, si nasconde una forte connotazione psicologica che regala allo spettatopre diversi piani di lettura.
James Cameron sa che a livello narrativo non ha inventato nulla, che è già stato tutto raccontato, in un modo o nell’altro,
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